LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE.
IN UNA MALDESTRA INTERVISTA, I PEDANTI AMMETTONO FINALMENTE LA VERITA’: L’UNICA TRADUZIONE ATTENDIBILE DEL CAMOERACENSIS ACROTISMUS, A COMINCIARE DAL TITOLO, E’ LA DISPUTA DI CAMBRAI DI GUIDO DEL GIUDICE.
Nel numero di Febbraio della rivista di filosofia Lo Sguardo, è stata pubblicata un’intervista a Barbara Amato, su “L’ Acrotismo Cameracense (sic!) di Giordano Bruno” pubblicato nel 2009 sulla rivista Bruniana e Campanelliana, un anno dopo la mia versione, uscita con l’innovativo titolo: La disputa di Cambrai.
Siccome le date hanno la loro importanza, vi riassumo in breve la vicenda.
La pubblicazione della Disputa di Cambrai, nel 2008, provocò la reazione stizzita e incontrollata di un certo Filippo Mignini, che avrebbe dovuto, in associazione con Eugenio Canone, pubblicare per una importante casa editrice nazionale, dopo averne “acquistato i diritti”, la traduzione realizzata da una ingenua allieva, Barbara Amato, come tesi di dottorato, tutor il Mignini. L’uscita della mia traduzione rovinò i piani dei due, che si videro sfuggire l’anteprima. La loro reazione incontrollata fu al di fuori di qualsiasi etica civile. Il Canone pubblicò, sempre su B&C, un articolo del Mignini, in cui lo sconosciuto mi accusava di aver plagiato il lavoro della sua allieva. Per ottenere soddisfazione, si rivolsero al loro “mentore” Michele Ciliberto, il quale mi telefonò invitandomi a ritirare il libro dal commercio! Naturalmente mi rifiutai, elaborando prontamente una replica in cui confutavo punto per punto le calunnie del Mignini, e ne chiedevo, in ottemperanza alla legge sul diritto di replica, l’immediata pubblicazione sulla rivista. Per tutta risposta, oltre ad ignorare la mia legittima richiesta, fu decretata la mobilitazione generale della casta accademica contro l’intruso che aveva osato sfidarli: boicottaggio a livello di giornali, case editrici, convegni, siti web, messa all’indice dei miei libri, con divieto per qualsiasi accademico, pena la scomunica, di intrattenere rapporti di qualsiasi tipo con il sottoscritto. Ecco come agiscono i custodi della verità, i paladini della cultura! Come siamo caduti in basso! O tempora, o mores!
A distanza di un anno, visto svanire l’affare, il lavoro della Amato viene pubblicato da Canone come supplemento a B&C, con sostanziali modifiche rispetto alla primitiva versione.
Nel febbraio del 2010, nel maldestro tentativo di giustificare tali modifiche (apportate dopo aver esaminato la mia traduzione), viene pubblicata l’intervista, che sarebbe passata nell’indifferenza generale se non avessero deciso di diffonderla attraverso un blog in cui si pubblicizza di tutto, tranne le mie opere. Eppure il mio sito e i miei lavori per quanto criticabili possano essere, rappresentano innegabilmente quanto di più nuovo e originale sia stato fatto su Giordano Bruno nell’ultimo decennio. Possono essere criticati, odiati, calunniati quanto si vuole, ma non ignorati!
E veniamo dunque all’intervista.
La prima domanda riguarda proprio il titolo:
Il titolo dell’opera, Camoeracensis acrotismus, seu rationes articulorum physicorum adversus Peripateticos, nell’edizione da lei curata, è riportato come: Acrotismo Cameracense, le spiegazioni degli articoli di fisica contro i peripatetici. Quali le ragioni per cui ha preferito renderlo con il calco derivante dal latino piuttosto che scioglierlo con una locuzione della lingua italiana?
Il Mignini aveva tuonato nella sua squallida arringa, proprio contro la mia innovativa ma ponderata scelta:
“Il titolo non è privo di ambiguità: poiché è citato sotto Giordano Bruno, sembrerebbe riferirsi a un’opera del Nolano, il quale ha scritto sì il Camoeracensis acrotismus, ma non La disputa di Cambrai, che del titolo latino non è certo la traduzione.”
Ed ecco la mia replica:
L’articolo (del Mignini) esordisce subito con un brillante saggio della “dotta ignoranza” del suo autore: “La disputa di Cambrai” non sarebbe, secondo lui, la traduzione del titolo latino. Egli mi accusa, in sostanza, di aver assegnato ad un’opera del Nolano un titolo che mi sarei inventato io. L’illustre professore non ha evidentemente mai letto la monografia di Felice Tocco “Le opere latine di Giordano Bruno esposte e commentate con le italiane”, la cui conoscenza è fondamentale per ogni interprete bruniano che si rispetti. In essa il grande filologo afferma testualmente: “La parola acrotismus è oscura, e indarno si cerca nello Stefano o nel Ducange. Non so se il Bruno l’abbia ricavata a modo suo dalla stessa parola àkròasis, che serve di titolo alla fisica di Aristotele, intendendovi adunanza, conferenza o che altro simile; ovvero, il che mi sembra meno probabile, dalla parola àkrotes sommità, vetta, per indicare i punti più culminanti, su cui dovea aggirarsi la discussione.” Appare chiaro che, riferendosi all’etimologia suggerita da Tocco la traduzione di acrotismus con disputa è tutt’altro che peregrina, come vuol far credere l’esimio professore. Non è certo più fantasiosa, ad esempio, del titolo incomprensibile di “ Sentinella” dato all’Excubitor, l’orazione introduttiva, laddove eminenti interpreti come il Bartholmess, di cui ho accolto il suggerimento, propendono per “Risvegliatore”, appellativo usato da Bruno in più di un’occasione. Insomma, dove manca il genio, la pedanteria filologica non esclude necessariamente l’ignoranza.
Già nell’introduzione alla Disputa (pag. 51), avevo spiegato che:
Il termine “acrotismus” è un neologismo bruniano che si riferisce alla declamazione delle tesi trattate analiticamente in questo scritto, che costituiscono la summa della sua critica anti-aristotelica. “La disputa di Cambrai” ci è parsa la traduzione più idonea a rendere l’importanza che Bruno attribuiva all’evento che segnò la sua discesa in campo, nella lingua ufficiale dei dotti, contro i peripatetici.
Gianmario Ricchezza, in una acuta ed esauriente nota “sull’etimologia di acrotismus”, aveva confermato la bontà della mia interpretazione.
Sentite cosa risponde la Amato (o chi per lei) all’intervistatore:
Come spiego nell’introduzione, il termine ‘acrotismus’ è uno dei più peculiari e oscuri neologismi che costellano la lingua di Bruno. Tra le interpretazioni formulate dalla critica, la più convincente appare quella di Tocco, che fa derivare il termine dal titolo greco della Fisica di Aristotele (Physike akroasis), con il significato di ‘conferenza’, ‘lezione’ sulla natura. […] Il titolo dell’opera, coniato da Bruno a distanza di due anni dalla disputa del Collegio di Cambrai, evoca dunque l’acredine dell’orazione antiaristotelica e gli esiti tumultuosi in cui essa sfociò. Data la pregnanza di significati del termine e con l’intento di valorizzare il neologismo bruniano, ho dunque preferito renderlo in italiano con il calco ‘Acrotismo’.
Ora l’etimologia del titolo è diventata la stessa della mia interpretazione. E quello di Felice Tocco diventa, guarda caso, il parere più attendibile!
La seconda domanda dell’intervistatore verte sulla traduzione del titolo della declamatio, quella che nella prima versione della Amato ( pubblicata in anteprima nel 1999, sempre su B&C, e da me citata in bibliografia), era intitolata “Sentinella”.
Mignini, con una plateale ricostruzione sinottica, aveva accostato, nel suo articolo, su tre colonne, il titolo latino Excubitor, la traduzione dell’Amato Sentinella e la mia traduzione Il Risvegliatore, definendo quest’ultima una “variante puramente formale”. Ebbene questa variante puramente formale ha fatto sì che nell’Acrotismo della Amato ora la “Sentinella” si sia tramutata in ….”Nunzio del Risveglio”!!!
All’intervistatore che le chiede:
Nel testo originale l’orazione apologetica, che segue la lettera indirizzata da Bruno al rettore dell’università di Parigi Jean Filesac, è definita ‘excubitor’; come spiega la decisione di tradurre il termine con ‘nunzio del risveglio’?
sentite la spiegazione che dà la giovane studiosa:
Il termine è presente anche in altre opere bruniane, come ad esempio nell’Ars reminiscendi, dove troviamo la seguente espressione: «Philoteus Iordanus Brunus Nolanus [...] dormitantium animorum excubitor». Dalle accezioni esaminate, risulta che con ‘excubitor’ (lett.: ‘sentinella’) Bruno intenda colui che, in opposizione alla moltitudine, non si conforma acriticamente alle opinioni diffuse del proprio tempo, ma mantiene uno spirito lucido e vigile che gli consente di discernere sempre il vero dal falso. Come una sentinella preposta a salvaguardia della verità, egli ha il compito di risvegliare la moltitudine dei ‘dormienti’ dal sonno della ragione, annunciando il giorno, l’inizio di una nuova epoca di luce e discernimento, contrapposta all’oscurità dell’epoca attuale. In più luoghi delle sue opere Bruno si presenta come ‘Mercurio’, ‘nuncio di Dei’, messaggero di una verità antica e divina, che deve aprire gli occhi agli uomini e inaugurare una nuova epoca. Una traduzione letterale in questo caso avrebbe vanificato la pregnanza del termine e svilito il ruolo di cui il filosofo si sente investito. Il termine ‘nunzio’ – non estraneo al lessico bruniano –, ha inoltre il pregio di evocare immediatamente l’idea di un messaggio rivoluzionario, con inevitabile richiamo al Sidereus nuncius di Galilei.
La spiegazione è ripresa pari pari dalla mia introduzione alla “Disputa” (pag. 54):
“Come titolo della declamatio Bruno rispolvera quello che si era già attribuito ad Oxford nella lettera al vicecancelliere dell’università, premessa nel 1583 all’Explicatio Triginta Sigillorum: “dormitantium animorum excubitor”. La “campanella” del Nolanus, si propone anzitutto di risvegliare gli animi sopiti, le intelligenze inattive e dormienti e di portarle ad uno stato di coscienza superiore, di passare cioè dal sonno alla veglia. Già il Bartholmess, riferendosi a questa funzione di mathesis, traduceva il termine con Reveiller, il Risvegliatore. Mi sembra la traduzione più adatta perché, nella sostanza il testo dell’orazione di Hennequin rivolge una critica in particolare a coloro che, per abitudine a credere, si sono appiattiti su determinate tesi, che spesso non sono neanche aristoteliche, in quanto non comprese nel loro giusto significato.”
Che faccia tosta! Per non tradurre Il Risvegliatore, accettando la mia correzione, si sono inventati il Nunzio del Risveglio! Quest’immagine del nunzio sarà anche consona al lessico bruniano, ma del termine excubitor non è certo la traduzione. E sarei io il visionario? L’accostamento a Galilei, poi, è del tutto fuori luogo: il Pisano saccheggiò Bruno senza mai citarlo e, dopo avergli soffiato la cattedra di matematica a Padova, abiurò senza esitazioni tutto l’abiurabile!
E’ incredibile la malafede di costoro! Praticamente hanno pubblicato il loro “Acrotismo”, modificandolo dopo aver letto il mio, e dopo aver avuto il coraggio di affermare l’esatto contrario!!!
Insomma dopo avermi accusato di plagio, aver mobilitato l’intero mondo accademico contro di me, questi leggono la mia traduzione, correggono la loro, e non in qualche punto di minore interesse, ma in punti fondamentali quali lo stesso titolo del libro e il titolo della declamazione introduttiva, sicuramente il brano più importante di tutta l’opera, e per giustificarsi, preparano un’intervista pubblicata alla chetichella su una di quelle riviste che leggono solo loro, motivando le loro scelte…..con le mie!!!!! Grande Nolano, avevi ragione: non c’è limite all’impudenza dei pedanti!
Lo so. Dovrei essere soddisfatto. Ciò prova che anche gli accademici, dall’alto delle loro cattedre altisonanti, hanno dovuto riconoscere l’importanza e la giustezza delle mie tesi e dei miei studi, ma ora esigo che questa faccenda sia nota a tutti. Questi metodi che Gianmario Ricchezza definisce molto efficacemente “lupara bianca della cultura”, devono essere affrontati e repressi con durezza, proprio nell’interesse di giovani studiosi validi come Barbara Amato, che finiscono per cadere tra le fauci di questi alligatori. Solo politici e orchi fanno notizia ormai? Gli orchi della cultura non sono meno pericolosi, vi assicuro.
Io vado avanti per la mia strada: a differenza di voi pedanti, il tempo è galantuomo. Se ne avete il coraggio, sono pronto ad affrontarvi su qualunque terreno: in una pubblica disputa, in un faccia a faccia, in videoconferenza, in tribunale. Dove e quando volete. Se esiste ancora un barlume di decenza in questo paese, almeno in campo culturale, ci sarà pure un giornale, una rivista, un sito web, una tv che abbia il coraggio di denunciare simili porcherie!
E, voi sudditi dell’accademia, professorucoli di periferia che storceste il naso quando il Mignini vi inviò le sue isteriche insinuazioni contro il sottoscritto, non provate un po’ di vergogna leggendo come costoro vi prendono per i fondelli, sfruttando la vostra consuetudo credendi? Avete perso anche l’ultimo barlume di quella coerenza e indipendenza di pensiero che il Nolano cercò di insegnarvi col suo esempio?
E’ uscita proprio in questi giorni la mia traduzione della Summa terminorum metaphysicorum. Se volete copiare anche quella, accomodatevi pure!
Testo dell’articolo del Mignini
Testo della replica di Guido del Giudice con la nota etimologica di Gianmario Ricchezza
